Fra Orazio della Penna

Fra Orazio della Penna

Francesco Orazio della Penna (Luzio Olivieri) nacque a Pennabilli nel novembre 1680 e morì in Nepal il 20 luglio 1745. Inviato a Lhasa come missionario si innamorà della cultura tibetana e fu artefice di un profondo dialogo interreligioso. Compose il primo dizionario italiano-tibetano, composto da oltre 33.000 vocaboli e iniziò un’importante attività di traduzione. Fu molto apprezzto in Tibet fino ad essere soprannominato il “Lama dalla testa bianca”. Tornà a Pennabilli nel 1736 per cercare aiuti economici per la missione. In quella occasione il pittore locale Giovanni Bistolli, da una finestra, mentre Fra Orazio si trovava nella piazza del paese, dipinse un suo ritratto. Nel 1925 il ritratto fu inviato a Roma per la Mostra Missionaria realizzata in occasione dell’anno giubilare. Da quell’anno si persero le tracce della tela fino al 2020, anno in cui nel ripulire un ambiente del monastero non utilizzato da decenni, il ritratto di Fra Orazio è ricomparso.

Un paese mai visto

Le parole di Sr Francesca in occasione della Conferenza in ricordo di Fra Orazio della Penna

C’è una domanda che questo nostro incontro mi provoca.

Siamo qui, convocati dalla vita di un uomo partito e vissuto come missionario, in una terra lontanissima e per lo più sconosciuta.

Proveniamo da esperienze, stili di vita e sapienze diverse.

Io sono Francesca e sono qui insieme a Claudia, abitiamo vicinissime al luogo in cui ci troviamo adesso. La nostra è una vita di ricerca umana e di fede, condivisa con altre 13 sorelle, accompagnata e custodita da tanti amici e amiche. Vi parleremo dunque dalla nostra vita, che è vita comune, comunitaria, dunque condivisa.

La vita di fra Orazio mette in contatto con due desideri: quello del viaggio e quello dell’incontro tra popoli e culture diverse.

Immagino che tra noi ci siano tanti viaggiatori, tante persone che sono state e sono pronte a partire.

Voglio partire da una domanda:

vi immaginereste una vita senza partenze, senza una dose di avventura e persino di rischio?

Io no. Anche se non sono ancora abituata a non trasalire davanti alle novità, proprio non la vorrei una vita senza partenze. Dalla vita di fra Orazio – ed è questo che vorrei porgere a ciascuno oggi – ricevo questo appello: PARTIRE.

Aspirare alla partenza. Non siamo ingenui. Sappiamo benissimo che fra Orazio e tanti come lui, hanno rischiato la vita partendo. Ma evidentemente, ancor prima e più segretamente, egli avrà sentito la sua vita sorrettaa tal punto da poter rischiare tutto.

Ma qual è la partenza che oggi ci suggerisce quest’uomo? Seconda domanda.

Per me questa partenza è, innanzitutto, quella a TUTTI POSSIBILE: affrontare i km, i pendii, i ponti, le acque, che la vita delle nostre relazioni ci offre. Mettersi in viaggio verso chi – nella nostra casa, attraversata la strada o a mille miglia di distanza, chiede di essere conosciuto e incontrato. Sempre, sempre, ci accorgeremo che c’è un’altra lingua, un altro modo di abitare e di credere oltre nel nostro (ma anche dentro il nostro).

E sempre, sempre, ne sentiremo il rischio, ma anche il nascosto fascino.

Come Orazio anche noi portiamo le nostre certezze, i nostri riferimenti e le nostre attese. Ma cosa accade e cosa accadrà quando ci verrà incontro una parola diversa, un pensiero diverso, una storia diversa dalla nostra?

Io credo che un sogno di missione e di “partenza” sia nascosto in ciascuno di noi, perché racchiuso nell’avventura umana stessa.

Ogni volta che i nostri mondi s’incontrano e cominciano a comunicare, a guardarsi e a convivere… nasce una terra. Un paese mai visto, da iniziare. Una terra che prima non c’era.

Questo è l’augurio di noi monache: partire e vedere crescere tra noi e con noi, una nuova terra.

Monache Agostiniane
di Pennabilli

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