La Vita di Monica: Madre di Agostino

“C’è un luogo per nascere e per morire, per cominciare e per finire. Sotto usura di nascita, facciamo scorrere la sabbia del tempo fino al labbro di una riva. Al di là c’è il mare, il silenzio assoluto della luce dove crepita il nulla. Per noi cristiani al di là c’è la vita. Ostia, per me, è solo una soglia”.

L. TANCREDI Io, Monica

Monica, madre di Agostino, muore ad Ostia Tiberina nel 387. “Al nono giorno della sua malattia, nel cinquantaseiesimo anno della sua vita, trentatreesimo della mia, quell’anima credente e pia fu liberata dal corpo. Le chiudevo gli occhi, e una tristezza immensa si addensava nel mio cuore”. Conf. 9,11,28

Monica e Agostino erano uniti da un legame fortissimo, non per questo lineare o semplice. Certo è che la vita di Monica non si slega mai da quella di suo figlio, Agostino. Niente di più sappiamo di lei se non in relazione ad Agostino e a quello che lui ha desiderato raccontare nelle sue Confessioni e, più brevemente, in altre opere come i dialoghi filosofici o le lettere. “In questo modo, l’esistenza di una donna del IV secolo, destinata in altre circostanze a grondare finissima sabbia, si staglia nettissima e compiuta”. L. TANCREDI Io, Monica

La vita di Monica è arrivata a noi non per bocca sua, né per sua volontà, né per particolare interesse della storia. Se c’è una cosa che la sua vita ci trasmette è che essa esiste fino ad oggi ed è a noi nota solo dentro una relazione, quella con Agostino, suo figlio. D’altronde la vita di tutti è così: se è trasmessa ad altri lo è da parte di chi ci ha voluto bene.

Da Agostino sappiamo, sembra banale dirlo, che sua mamma non era perfetta. Dato non scontato questo, se pensiamo al legame strettissimo, seppur non semplice, che intercorreva tra i due.

Agostino la descrive vera, con pregi, limiti e difetti, sempre però con immensa gratitudine: sa di dovere tanto a sua madre. Non solo, come in genere si pensa, il ritrovamento della fede, frutto peraltro, più di Agostino stesso che di Monica, ma anche “l’intelligenza che gli brillava nella mente, la passione per la verità che gli bruciava nel cuore, la nobiltà e la fortezza di carattere”. A. TRAPÈ Mia madre

Monica nacque, come Agostino, a Tagaste, in quella che oggi è l’attuale Algeria, nel 331. Si sposò con Patrizio ed ebbe, molto probabilmente, tre figli. Il suo matrimonio, non troppo ben combinato, non fu semplice, né del tutto sereno, ma fu vissuto da lei con una tale immersione da renderla modello. Modello di moglie, presente nonostante la fatica col marito, “che servì come un padrone” Conf. 9,9,19, modello di mamma, accanto ai figli, nonostante la distanza, perlomeno di Agostino: “aveva allevato i suoi figli partorendoli tante volte, quante li vedeva allontanarsi da te”. Conf. 9,9,2

Questo fa di Monica spesso una santina da immaginetta, più che una donna della sua statura: Monica ci è modello più nei passi della sua assenza e del suo sapersi fare da parte, che della sua presenza. Narrando la sua conversione, Agostino racconta che insieme ad Alipio, suo amico, si recano da Monica per raccontarle ciò che era accaduto. Di sua mamma scrive che “vedeva che le avevi concesso a mio riguardo molto più di quanto ti aveva chiesto con tutti i suoi gemiti e le sue lacrime…e mutasti il suo duolo in gaudio molto più abbondante dei suoi desideri”. Conf. 8,12,30

Da ciò che possiamo comprendere nel suo modo di porsi sempre in un dialogo serio e “alla pari” con il figlio, possiamo immaginare quanto fosse una donna di una rara intelligenza e profonda sensibilità. Agostino stesso, in varie occasioni di dialogo lo ricorda: “Dimentichi del suo sesso la considerammo un uomo illustre assiso in mezzo a noi. Io frattanto, per quanto potevo, mi sforzavo di comprendere da quale e quanta sovrumana sorgente derivassero le sue parole”. De beata vita 2, 10

“Sovrumana sorgente”: è questo forse che Agostino vede di lei. Sua mamma attinge a una sorgente, che sempre più attirerà anche lui stesso.

Sicuramente all’inizio fu più Monica a credere in Agostino, che lui stesso. Da subito non si risparmiò nel mantenerlo agli studi, aspetto questo molto umano e poco consueto nelle donne di quel tempo.

Monica e Agostino
Affresco – Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio a Roma

Monica, lo sappiamo, ha pregato tantissimo per Agostino, per la sua conversione al cristianesimo, dopo aver attraversato la confusione del manicheismo, gli è stata vicino, seguendolo sia in Africa che in Italia – “m’inseguì per terra e per mare” Conf. 6,1,1 – ha cercato attorno a sé persone con cui Agostino potesse confrontarsi.

Soprattutto però, Monica ha atteso. È stata una donna che ha saputo attendere l’arrivo di un Altro nella vita di suo figlio: non era lei che lo avrebbe salvato, di questo ne era certa. Quando Agostino racconta di quando scelse di partire per Roma per andare a insegnare, scrive di sua madre: “Amava la mia presenza al suo fianco come tutte le madri, ma molto più di molte madri, e non immaginava quante gioie invece le avresti procurato con la mia assenza”. Conf. 5,8,15

Le cose più belle fra loro accaddero infatti dopo che Agostino trovò lui stesso la sorgente della sua vita: Dio. Il Dio di sua madre certo, ma prima ancora il suo Dio, quello che a lui gli era rivelato in modo specialissimo e personale.

Lì, anche la loro relazione poté fiorire massimamente: “Stavamo sempre insieme e avevamo fatto il santo proposito di abitare insieme anche per l’avvenire. In cerca anzi di un luogo ove meglio operare servendoti, prendemmo congiuntamente la via del ritorno verso l’Africa. Senonché presso Ostia Tiberina mia madre morì. Tralascio molti avvenimenti per la molta fretta che mi pervade. Accogli la mia confessione e i miei ringraziamenti, Dio mio, per innumerevoli fatti, che pure taccio. Ma non tralascerò i pensieri che partorisce la mia anima al ricordo di quella tua serva, che mi partorì con la carne a questa vita temporale e col cuore alla vita eterna. Non discorrerò per questo di doni suoi, ma di doni tuoi a lei, che non si era fatta da sé sola, né da sé sola educata.” Conf. 9,8,17

Poco prima della sua morte, improvvisa, Monica e Agostino vivono insieme un momento molto intenso, mistico. Affacciati ad una finestra della casa dove lì ad Ostia abitavano, sono come affacciati al mistero di Dio, che insieme, li si apre davanti. Monica muore proprio lì, e lì resterà per sempre nel cuore di suo figlio e nel cuore della chiesa: “Pensami sempre affacciata su un giardino.” L. TANCREDI Io, Monica

FONTI:
A. TRAPÈ – Mia madre 
L. TANCREDI Io, Monica le confessioni della madre di Agostino