L’Ordine Agostiniano

FIGLIO INDIRETTO DI AGOSTINO

Papa Leone e la Curia generalizia
Papa Leone XIV e la comunità della Curia Generalizia dell’Ordine di Sant’Agostino

Dalla vita ricca e promettente di Agostino, non sorse immediatamente l’Ordine Agostiniano. Agostino mente, cuore e vita di tutta la spiritualità agostiniana fino ad oggi non è, potremmo dire, padre diretto dell’Ordine.

Possiamo però dire che già nel IV secolo, contemporanei a lui, erano sorti alcuni monasteri, sia maschili, il primissimo formato da Agostino e i suoi amici a Tagaste e in seguito altri di cui uno a Ippona formato da laici e presbiteri attorno al loro vescovo, lo stesso Agostino; sia femminili, uno dei quali fondato da Agostino stesso probabilmente per la sorella sempre in terra africana.

Agostino semplicemente, ma genialmente, viveva la vita comune, prima come monaco e successivamente come presbitero e vescovo, con altri fratelli. Da quella prima e geniale esperienza di vita monastica comune, e per questo rivoluzionaria, nacque una regola di vita, la Regola di Sant’Agostino, viva e attuale fino ad oggi.

Come tutte le cose belle e promettenti della storia, il processo di geniali inizi e ispirazioni lascia spesso spazio ad apparenti fini e spegnimenti. Anche la vita comune sotto la Regola di Agostino, perse nel tempo la sua centralità nella vita monastica.

Una inattesa rinascita, che avrebbe portato a un inizio nuovo e impensato fu nel Medioevo, quando, a partire dall’XI secolo, sorsero diversi gruppi di frati eremiti, la maggior parte dei quali in Toscana, ma anche in Umbria e nelle Marche, che pur avendo ognuno la sua specificità, avevano caratteristiche comuni, le quali poi andranno a delineare il cuore di quello che sarà poi il nuovo Ordine agostiniano.

Una delle caratteristiche specifiche era la vita comunitaria: potevano essere comunità piccole, piccolissime o anche individuali inizialmente, divenute poi comunitarie. Al centro della vita eremitica c’era comunque una vita comune, in condivisione. Inoltre, oltre a essere per tutte le comunità, la scelta di una vita di penitenza era anche una vita apostolica, tratto, quest’ultimo nuovo: il vivere eremitico si apriva alle esigenze dell’evangelizzazione. “La stessa parola eremo (…) acquistava, così, un significato nuovo.” (C. VIOLANTE, in VAN LUIJK, Gli Eremiti Neri, VIII)

Il nuovo fervente eremitismo toscano, necessitava, secondo la Santa Sede, di essere regolamentato e delimitato in un unico Ordine. Già il Concilio Lateranense IV del 1215 aveva istituito che “…chiunque si senta chiamato alla vita religiosa, deve scegliere uno degli Ordini già approvati.” (Canone XIII)

Sant’Agostino consegna la regola, Strasburgo, Bibliothèque du Grand Séminaire

Fu per la possibilità di questo nuovo inizio, voluto proprio dalla Santa Sede, che nacquero da subito legami stretti tra la Chiesa di Roma e l’Ordine, la quale, intuendone la fecondità, nondimeno ne presagiva una certa indomabilità. Il legame così stretto è definito da subito “prerogativa di quest’Ordine, che non si ritrova in nessun altro.” (GIORDANO DI SASSONIA, Liber Vitasfratrum)

Di fatto fu sotto il pontificato di Innocenzo IV e grazie al cardinale Annibaldi che fu possibile, sotto la stessa Regola di Sant’Agostino, l’Unione degli Eremiti di Tuscia nel 1244 e la Grande Unione nel 1256, data di istituzione dell’Ordine Agostiniano. Nel 1290 vennero redatte le prime Costituzioni dell’Ordine, approvate nel Capitolo generale di Ratisbona.

Il nuovo Ordine nacque e si inserì in un movimento nuovo e di frontiera nella chiesa, quale era il movimento degli Ordini Mendicanti, un nuovo modo di pensare la vita religiosa in una società che stava cambiando: il sorgere del capitalismo, la crescita delle città e l’ascesa della borghesia come forza sociale. Anche in ambito culturale, con l’avvento della teologia scolastica, la teologia mutava radicalmente. La povertà, dal canto suo, richiamava l’attenzione di molti, in una chiesa sempre più ricca e distante dalla gente. Gli Ordini mendicanti, fra cui, oltre agli eremiti agostiniani, i francescani, i domenicani e i carmelitani, costituirono la risposta a tante esigenze del tempo. Una chiesa più cittadina, più formata e più povera.

Caratteristica peculiare e novità del nuovo Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, così chiamato ufficialmente, fu una tensione ineliminabile tra desiderio di entrare nelle città, con un progressivo inurbamento, e l’alimentarsi di una “nostalgia del deserto”.  Pur nel vivere un’evangelizzazione cittadina fra la gente, e una vita attenta a ogni particolare della vita quotidiana, non si è perso il desiderio di quella solitudine tipica degli eremiti, quel cercare Dio nella propria interiorità, così agostiniano, cuore da cui scaturisce il senso e la forza di tutta l’evangelizzazione.

La vita comune, nella ricerca di Dio, resta il cuore pulsante della vita agostiniana, sia di quella interna, ma anche di quella pensata e trasmessa ad altri: “la teologia deve essere chiamata semplicemente affettiva. E questa è la sua dote propria e doverosa.” GIACOMO DA VITERBO osa

Come si sono interrogati molti studiosi, è interessante chiedersi se tra il monachesimo di Agostino e la nascita dell’Ordine Agostiniano ci sia continuità o meno. Sicuramente non si può provare storicamente una diretta successione. In questo silenzio della storia è bello poter vedere che la forza e il carisma di Agostino hanno continuato ad agire nell’anima della chiesa per secoli, fino a sbocciare, per esigenze concrete storiche e ecclesiali, e trasformarsi adattandosi ai tempi. Già dal suo sorgere siamo un Ordine in movimento, con un Padre, Agostino, che ha desiderato vivere in pienezza il suo tempo e anche lasciarlo andare.

 
FONTI 
P. PIATTI Il movimento femminile agostiniano nel Medioevo Movimenti di storia dell’Ordine eremitano
V. GROSSI, L. MARÌN, G. CIOLINI Gli Agostiniani radici storia prospettive

L’ordine agostiniano nel mondo


L’ordine agostiniano – La provincia d’Italia

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